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Biologico, Torriani (Confcooperative): “Bene marchio italiano, ora sostenere la domanda”

Biologico, Torriani (Confcooperative): “Bene marchio italiano, ora sostenere la domanda” “C’è un deficit informativo nei consumatori che va colmato. La nuova Pac dia più sostegno alle filiere organizzate, così può crescere anche la presenza di prodotti bio sul mercato”, così il Presidente del Settore Biologico di Confcooperative Agroalimentare.

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“Il marchio biologico italiano contribuirà a valorizzare l’origine nazionale della materia prima e a garantire che un prodotto rispetti i requisiti richiesti dagli standard produttivi comunitari. Con un duplice vantaggio: aumentare la trasparenza verso i consumatori e contribuire alla valorizzazione sui mercati internazionali delle produzioni biologiche nazionali”. È quanto dichiara il Presidente del settore Biologico di Confcooperative Agroalimentare Francesco Torriani commentando l’introduzione del nuovo marchio, presentato oggi a Roma nell’ambito della Giornata Europea del Biologico.

Si tratta di “un risultato particolarmente rilevante” secondo Torriani in un contesto in cui, nonostante l’aumento del 9% dei consumi registrato quest’anno, “resta quanto mai fondamentale continuare a sostenere la domanda interna dei prodotti biologici concentrandoli in particolare sulla produzione nazionale. La crescita esponenziali delle importazioni del nostro paese (+25% nel 2025) dimostra che la nostra produzione nazionale abbia ancora margini di crescita”.

Il Presidente Torriani spiega come “il logo sarà efficace se realmente rappresenterà una opportunità per rafforzare la certificazione europea e testimoniare l’impegno del Ministero verso il settore. In un mercato affollato da etichette green e dinanzi alle sfide sul greenwashing, sarò utile una campagna promozionale per valorizzare ulteriormente la trasparenza e l’identità dell’agricoltura italiana. Torriani si dice tuttavia ben consapevole che “un logo nazionale da solo non basti a garantire una crescita sostenuta al settore” e che sarebbe pertanto “auspicabile venga accompagnato anche da altre misure di sistema, come avviene in altri paesi europei”.

Centrale rimane poi la questione di riuscire ad integrare la produzione primaria con il mercato. In Italia mediamente il 35% della SAU biologica è investita in colture estensive, senza un aumento significativo di prodotti biologici presenti sul mercato”.

La strada da intraprendere quindi per il Presidente del Settore Biologico è quella di “puntare su filiere capaci di integrare produzione primaria, trasformazione e commercializzazione, creando in tal modo valore che viene quindi ridistribuito lungo tutta la filiera, senza penalizzare il primo anello”. E per sostenere adeguatamente la domanda interna di prodotti biologici, occorrono “scelte strategiche e politiche che privilegino il sostegno alle filiere agroalimentari”. In tale ambito nel dibattito per la nuova PAC post 2027 diventa centrale chiedere accanto al mantenimento dei contributi a superfici per il biologico anche risorse specifiche a sostegno delle filiere

All’iniziativa odierna organizzata dal Masaf è intervenuta, in rappresentanza di Confcooperative, Maria Girolomoni della omonima cooperativa marchigiana.

Didascalia: Maria Girolomoni, Cooperativa Girolomoni (a destra, nella foto)

 
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